Ciao mondo!!
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.LE ROYAUME DU FANTOME DE L’OPERA.
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16 aprile
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Osservando cio’ che siamo stati capaci di creare
e di sostenere,
spesso mi chiedo, se Pasolini non sia stato un profeta, ad esortare l’Italia a sprofondare nel Mediterraneo, per liberare il mondo dalla sua vergognosa presenza,
piu’ di trent’anni fa.
F.d.O.
Vi propongo delle parole toccanti, coniate da un uomo coraggioso alla vigilia d’una tragedia..
Non sono mai state ascoltate, né dai suoi contemporanei, né dai posteri, che saremmo noi. Osserviamole, e cogliamo quel messaggio, lanciato piu’ di sessant’anni fa, e che, tristemente, è sempre attuale:
“Mi dispiace ma io non voglio fare l’Imperatore, non è il mio mestiere, non voglio governare e conquistare nessuno, vorrei aiutare tutti, ebrei, ariani, uomini neri e bianchi, tutti noi dovremo aiutarci sempre, dovremo soltanto godere della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l’un l’altro.
In questo mondo c’è posto per tutti, la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi, la vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato.
L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotti a passo d’oca a fare le cose più abbiette, abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi.
La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cimici, l’avidità ci ha resi duri e cattivi, pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza, senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto.
L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell’ uomo, reclama la fratellanza universale, l’ unione dell’umanità.
Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente.
A coloro che mi odono, io dico, non disperate!
L’avidità che ci comanda è solo un male passeggero, l’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano.
L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo e qualsiasi mezzo usino la libertà non può essere soppressa.
Soldati! Non cedete a dei bruti uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie.
Non vi consegnate a questa gente senza un anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore.
Voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini !
Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l’amore altrui .
Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà!
Ricordate nel Vangelo di S. Luca è scritto – "Il Regno di Dio è nel cuore dell’ uomo" – non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini.
Voi, il popolo avete la forza di creare la macchina, la forza di creare la felicità, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi in nome della democrazia uniamo questa forza, uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia a tutti gli uomini lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza.
Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno!
I dittatori forse sono liberi? Perché rendono schiavi il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse, combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere, eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza.
Combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere.
Soldati, nel nome della democrazia siate tutti uniti!”
F.d.O.
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Ecco il quattordicesimo appuntamento di questa Rubrica. Vi propondo un componimento molto bello, d’un autore che in questa serie di appuntamenti esordisce per la prima volta: Il Dottor House.
A lui la parola.
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Dedicato a tutte le donne!
Sei bella! E non è uno scherzo.. indipendentemente da come tu sia sei bella. Sei bella nei tuoi sguardi, nelle tue forme, nei tuoi atteggiamenti e nel tuo portamento
Sei bella quando ti alzi la mattina ancora assonnata, quando piangi per un film commovente, quando ridi e salti per una piccola gioia, quando abbracci qualcuno solo per voglia di affetto.
Sei bella quando con hai voglia di ballare, quando scherzi con le amiche, quando ti aggiusti i capelli, quando passi le ore allo specchio, quando fai gli occhi dolci
Sei bella quando mangi, quando tutti ti notrano, quando qualcuno ti tiene gli occhi addosso, quando sembra che non ti noti nessuno, sei bella anche quando ti senti brutta.
Sei bella….. non scordarlo ma non averlo troppo in mente perchè niente è meglio di te ma nessuna è peggio di te
Un Sincero E Tardivo Grazie,
ad un paziente amico,
nonché benefattore di questo Blog.
A colui che ha saputo compensare le carenze del mio Computer,
e che gia’ in passato, sempre si è offerto di dar consigli e suggerimenti,
mirati all’estetica di questo Spazio.
Al Dottor House,
ispiratore di Forum, e donatore di immagini,
possa il suo nome unirsi agli altri,
nell’olimpo del Pantheon immortale,
e nella gloria immensa del Campidoglio.
Ringraziamo tutti questa esitazione, che ha sottratto forse al texano un bravo socio in affari, ma ha regalato al mondo un talento incommensurabile.
F.d.O.
E Se Donassi Anche tu?
Cari Amici,
quest’oggi ho fatto anche io quest’esperienza,
essendo da tempo maggiorenne.
Memore dei tantissimi prelievi fatti durante l’infanzia (l’ulitma volta, dopo una settimana di salassi, passo’ mezz’ora prima che la pompa aspiratrice riuscisse a cavarmi sangue dalle mie ormai essiccate vene), non pensavo avrei avuto problemi.
Mi sbagliavo:
Dopo il prelievo campione,
mentre iniziavo, stando steso, a subire un’aspirazione che non terminava mai,
ho iniziato a sentirmi male.
Essendo a stomaco vuoto, profondamente, chissa’ perché, disgustato dal pensiero del mio sangue che stava affluendo copioso in una bustina di plastica, non mi aiutava neanche l’esortazione delle inferiemere (davvero gentili e servizievoli), che,vedendomi gia’ piu’ di là che di qua, esclamarono:
"Dai, pensa al mangiare, tra poco tocca a te il succo di frutta e il cornetto".
Gia’ sudavo freddo e mi sentivo disgustato, e mi han detto che ero pallido.
Stordito lo ero di sicuro.
Agli occhi clinici dei medici non è sfuggito, ed ecco che tutti attorno a me, chi mi sollevava le gambe per far scorrere la circolazione, chi mi metteva una bustina di plastica dicendo di respirare forte, chi staccava l’ago.
Sembrava una Scena di Er,
avrei potuto anche apprezzare la comicita’ del momento,
se solo ci avessi capito qualcosa, essendo quasi in procinto di svenire, con un forte istinto al chiudere gli occhi e abbandonarmi all’incoscenza.
Con due cerotti ad ambo le braccia, storidito, dopo un bel po’ mi han lasciato camminare con le mie gambe, portatore d’un colorito giallaceo.
Strano come abbia reagito, di prelievi ne ho fatti tanti,
penso sia piu’ un fatto psicologico dovuto alla lunga attesa in cui ti carichi delle paure altrui.
La prossima volta andro’ per primo.
Son ugualmente perplesso, perché quando son entrato ero calmo e tranquillo, non so a che cosa è derivato questa improvvisa schizzinosita’.
Peccato, non mi son reso né utile alla societa’, né ho avuto le analisi gratis.
Terminando il bilancio annoto un giorno di festa a scuola, e un guadagno di un cornetto al cioccolato e succo di frutta.
Alla prossima
F.d.O.
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L’Angolo della Cultura si risveglia dal suo mutismo, per narrarvi uno stralcio umano. E’ tratto dalla autobiografia di De Sanctis, è un bel libro, quell’uomo scrive in maniera cordiale, lo segui nei suoi voli pindarici sulla lingua, ti infiammi per le sue passioni, segui con avidita’ una vita che infondo è un tantino astratta.
Di questa Autobiografia, ho voluto trascrivere uno stralcio che per poche pagine spezza il tenore della narrazione, che era rigorosamente rivolta al passato, per descrivere, con un relaismo malinconico, una giornata quotidiana dell’autore, compiuta durante la stesura del libro. Non piu’ un immergersi in fatti passati, ma un raccontare il suo attuale presente.
E ne emerge una figura triste, sola. Cerca i posti della propria gioventu’, cerca se stesso, e non lo trova. Abbiamo di fronte un uomo vecchio, sopravvissuto a se stesso, schiacciato da questa consapevolezza.
Per la Napoli dei primi del novecento, ecco che si aggira questa figura spaesata, in un mondo che non è piu’ il suo.
A voi la lettura:
"Sono gia’ parecchi giorni che i medici mi hanno consentito di prendere un boccon d’aria, non piu’ che un’oretta. Mi è parso uscir di prigione, ed ho respirato a grandi sorsi, e mi sono sentito allargare il petto e i visceri. Mi sono ricordato le lunghe passeggiate di un tempo, lì a Capodimonte o sul Vomero; ma ohimé! debbo camminare adagio, e non mi posso stender molto lungi. Oggi, 8 marzo, mi sento meglio in gambe, e sono stato alla solita passeggiata, lungo il corso Vittorio Emanuele. Giunto al convento dei Pasqualini, là dov’ero solito rimettermi in carrozza e rifare la via, mi è venuta la voglia di far ritorno per un’altra via: tanto, non mi sentivo stanco, e le gambe volevano ancora andare. Sono sceso lemme lemme, per una scala erta, che mi hanno detto menare alla chiesa della Madonna dei Sette Dolori. Guardo e guardo: cercavo la casa dov’erano i Fernandez, e non trovo nulla, e non ravviso la strada. L’ingegneria per fare il corso Vittorio Emanuele ha disfatto due strade, belle a quei tempi miei: quella di San Pasquale e l’altra di San Martino. Scendo e scendo, e non mi ci raccapezzo. Giunto alla chiesa, respiro:
tutto mi torna a mente. Laggiù è Magnocavallo, la strada nobile che mena a Toledo. Ma io piego a mancina e fo adagio quella scalinata lunga e sozza, fermandomi a ogni tratto, e mettendomi la mano sulla fronte, come se volessi evocare la mia giovinezza, vissuta in quelle parti. Giungo al palazzo ove abitavano, e non so se abitino ancora, i Minervini. A dritta è la strada del Formale. Mi ci avvio quasi automaticamente, ancorché non fosse la mia strada. Ma era la strada della mia prima giovinezza, piena di memorie. Da quella parte la via è incassata tra due mura alte e nude di vecchi conventi, entro di cui sono invacati certi primi piani e certe stanze terrene, simili a covili: un putridume. Le vedo imbiancate, ripulite, e vedo la via bene spazzata. -manco male, dico; qui c’e’ progresso.- L’occhio da lontano afferra gia’ il portone numero 23. Mi ci fermo, e quell’entrata, dove sonarono gia’ i miei clamori fanciulleschi, mi pare sporca e umida. Certi monelli cenciosi mi guardano con un occhio interrogativo, come vogliano dire: -Cosa vuole questo signore?-. Mi fo un po’ lontano, ed alzo un’occhiata su al terzo piano, e veggo una donnicciuola ingiallita, d’aspetto volgare e civettuolo, lì sul balcone dove io solevo declamare le ottave del Tasso. Mi pare proprio un insulto quella donna. Scendo ancora e do un’occhiata obliqua al numero 39, a sinistra, dove fui così spesso a visitare zia Marianna, con zio Carlo e Giovannino.-E dove sono ora?- Vengo in malinconia, e rifò i miei passi, e m’imbocco per la strada Rosario a Porta Medina. Giunto al larghetto dove è posta la chiesa, mi batte il cuore, ché presso v’é la casa da me abitata. Entro risolutamente nel cortile e guardo la scalinata. -Cosa volete?- dice una vecchierella.-Eh! niente. Qui ho abitato piu’ di trent’anni or sono. – Gesummaria!, dice lei,come vedesse l’orco; trent’anni!- In questo caso, io dovrei ricordarmene, che sono antico di qua; -dice un uomo grosso, cavandosi il berretto.- Sì? Ma io non mi ricordo di te, dico io. Ti ricordi tu quando venivano tanti scolari?- Restando esso tra il sì e il no, gli domando: – Ma in che anno sei venuto tu qui?- Signore, nel 1845. – E io ci fui nel 1841.- Eh! oh! eh! – Io li lascio lì ad esclamare, e mi pianto sull’uscio, e guardo su, dirimpetto, al terzo piano, e vedo il balconcino; ma nonc ‘era lei. – Povera Agnese!- Mando così un sospiro alla creatura dei miei passati dì, e torno lentamente a casa, pensoso e tutto pieno di questa giornata.
Ho voluto raccontarla."